Il Museo della Shoah di Roma racconta i campi di sterminio

Inferno nazista

Il museo della Shoah nasce su impulso della Fondazione museo della Shoah Onlus fondata nel 2008. Il suo principale obiettivo è quello di tutelare e tramandare la memoria dell’imponente tragedia della Shoah che, venendo a mancare i testimoni diretti, rischia di essere dimenticata. Questa operazione viene fatta anche coinvolgendo giovani studenti, non necessariamente ebrei, che si fanno carico di diffondere le conoscenze su questo argomento. Ogni anno quindi, all’interno del museo, viene presentata una mostra dettagliata con documenti, video, foto e reperti che ricostruiscono un evento della Shoah. Ho visitato il museo il occasione della mia partecipazione al blog Tour Roma 23 organizzato da Paola Bertoni fondatrice della community delle Travel Blogger Italiane di cui faccio parte ed è stata un’esperienza unica e toccante che consiglio di fare.

Mostra Inferno nazista

Mostra su “l’inferno nazista”

Quest’anno la mostra intitolata L’inferno nazista è dedicata ai campi di sterminio. Forse non tutti sapete che esiste una differenza tra i campi di concentramento e quelli di sterminio. Questa è la prima cosa che ci ha spiegato la nostra bravissima guida Sara, una studentessa fa parte del progetto per tramandare la memoria della Shoah.

Il Museo della Shoah di Roma racconta i campi di sterminio

I primi erano destinati a nemici e oppositori politici del nazismo. Al loro interno i reclusi vivevano in condizioni disumane costretti a patire fame, torture e spesso soggetti a sperimentazioni mediche. Essi si trovavano di solito nelle zone periferiche delle città tedesche, ben visibili a tutti proprio per spaventare e mettere a tacere gli oppositori. Erano delle vere e proprie “città” dove erano presenti dormitori, zone di lavoro, alloggi per le SS e tutti gli elementi tipici per vivere nel lungo periodo. I campi di sterminio invece erano nascosti agli occhi degli esterni. Privi di ogni infrastruttura a parte le camere a gas, gli alloggi delle SS e le stanze per lo smistamento degli averi dei prigionieri perché chi vi arrivava era destinato subito alla morte.

Mappa del campo di concentramento i Sobibor nel 1943

Aktion Reinhard

E’ in nome in codice che venne dato all’operazione di sterminio degli ebrei e dei Rom iniziata dai nazisti nel 1942.

La mostra è incentrata sui campi di sterminio Belzec, Sobibor e Treblinka realizzati per mettere in atto questa operazione.

Già prima della loro costruzione era iniziato lo sterminio dei disabili attraverso l’uso di camioncini senza finestre all’interno dei quali venivano girati i gas di scarico dei veicoli ed i prigionieri morivano in modo molto lento per cui le loro grida strazianti si sentivano anche all’esterno. Proprio per ovviare a questo “problema”, quando lo sterminio divenne di massa allargandosi anche ad altre categorie di “indesiderati” nei campi di sterminio furono costruite le camere a gas nelle quali venivano utilizzati come gas mortali quello dei gas di scarico dei carri armati oppure lo Zyklon B.

Campo di concentramento di Sobibor – Il Museo della Shoah di Roma racconta i campi di sterminio

La mostra è veramente molto toccante e fa riflettere anche sulla psicologia dei “carnefici”. Attraverso le immagini e i racconti della guida si delinea il quadro psicologico degli esecutori materiali dello sterminio che restano impassibili di fronte alla morte di migliaia di innocenti. Mi chiedo come si può essere esecutori di morte solo per seguire un’ideologia?

Il campo di sterminio di Treblinka

Campo di concentramento Treblinka – Il Museo della Shoah di Roma racconta i campi di sterminio

La parte della mostra più immersiva e commovente è dedicata al campo di sterminio di Treblinka. Grazie alle moderne tecnologie multimediali abbiamo potuto assistere a video che raccontano in modo molto crudo le deportazioni e le atrocità che avvenivano nel campo fino al suo smantellamento e alla bruciatura dei cadaveri presenti nelle fosse comuni fatta per non lasciare traccia di ciò che era accaduto. C’è anche un tavolo interattivo che ricostruisce il campo. La cosa che mi ha fatto molto riflettere è stato il video di un nazista che canta una canzone dei prigionieri del campo ridendo e ironizzando sul fatto che nessuno degli ebrei che la conosceva fosse rimasto in vita.

La fine dell’Aktion Reinhard

L’ultima parte della mostra è dedicata allo smantellamento dei campi di sterminio ed al trasferimento dei nazisti che ci avevano “lavorato” lungo la zona adriatica. Qui continueranno nel loro progetto arrestando e deportando gli ebrei e gli oppositori politici delle città di Udine, Gorizia, Trieste e Fiume.

Gli uomini dell’Aktion Reinhard in Italia

La visita si chiude con i processi ai gerarchi nazisti. Si possono vedere le loro foto e come cercano di nascondere il volto durante i processi. In realtà speravano di farla franca bruciando i cadaveri e piantando alberi nei campi di sterminio smantellati. Non avevano fatto i conti con i pochi prigionieri superstiti che con coraggio li hanno affrontati raccontando quanto avevano subito.

Perché visitare il museo della Shoah

A mio parere è importante visitare questo museo proprio perché non dobbiamo dimenticare ciò che è stata la Shoah e soprattutto evitare che si ripetano simili atrocità. Il progetto della Fondazione museo della Shoah Onlus è molto bello anche perché coinvolge i giovani che sono coloro che devono essere più sensibilizzati verso questa tematica ed il rispetto per il “diverso”. Consiglio questa visita anche ai ragazzi più piccoli. Trovo ottima l’idea di rendere l’ingresso gratuito in modo che tutti possano conoscere questi tragici eventi.

Museo della Shoah info utili

Il museo si trova in via del portico d’Ottavia, 29 all’interno della casina dei Vallati.

L’ingresso è gratuito ma se siete un gruppo è necessaria la prenotazione.

E’ aperto dalla domenica al giovedì dalle ore 10.00 alle 17.00, il venerdì dalle ore 10.00 alle 13.00. Chiuso il sabato e durante le festività ebraiche.

La mostra l’inferno nazista sarà attiva fino a gennaio 2024.

Per maggiori info vi consiglio di visitare il sito ufficiale.

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15 risposte

  1. Marina ha detto:

    La visita a questa mostra è senza dubbio un’esperienza forte, ma necessaria per capire una terribile pagina della storia.

    • Lucysp ha detto:

      E’ stata una visita molto interessante e penso che, in questi casi, la crudezza delle immagini serve proprio a non farci dimenticare ciò che è accaduto.

  2. Sara Bontempi ha detto:

    Una visita sicuramente interessante, ci vorrei andare anch’io, magari organizzo un week end a Roma.

  3. Bru ha detto:

    Sicuramente una visita interessante e che lascia il segno, la storia di un passato doloroso e talmente crudele da non riuscire a credere che sia stato vero

    • Lucysp ha detto:

      Si lascia veramente il segno e fa riflettere su quanto gli uomini possano essere crudeli. Penso che queste tipo di mostre dovrebbero essere visitate da più persone possibili perché è un modo per non dimenticare.

  4. Paola ha detto:

    Fossi più vicina a Roma, sicuramente ne approfitterei, perché deve essere una mostra molto interessante e toccante!

  5. marina lo blundo ha detto:

    è stata una visita non solo istruttiva, ma direi proprio segnante: ho scoperto solo in quell’occasione la differenza tra campo di sterminio e campo di concentramento, mentre in genere si tende a confondere le due cose. Ma poi quante atrocità tra le immagini viste e il racconto che ci ha fatto la nostra guida… Un’esperienza davvero importante.

  6. Teresa ha detto:

    E’ un museo che visiterei tanto volentieri, sono molto affascinata e coinvolta da tutto quello che riguarda l’olocausto, per quanto triste possa essere questo capitolo della nostra storia.

  7. Alessandra ha detto:

    Sono molto interessata a questo tema. Pochi anni fa ho avuto modo di visitare Auschwitz e Birkenau. Penso che questa sia una mostra veramente toccante, ma utile per non dimenticare. Mi piacerebbe molto visitarla.

    • Lucysp ha detto:

      Assolutamente si questa mostra è utile per non dimenticare l’olocausto soprattutto per far conoscere ai giovani le atrocità che sono successe in quel periodo.

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